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arte e comunicazione dell'era digitale
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nonopera 004 - primo prototipo
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Questo autoritratto è il primo bozzetto relativo alla nonopera 004. Dopo l'originale nonopera che compone in tempo reale la scena, la 002 che reinterpreta un montaggio e la 003 di stampo collaborativo, questo nuovo lavoro tenta d'approfondire l'unicità dell'opera -digitale- in relazione ad un'opera che non sia fotografica.
Problemi teorici:
Perché fare un'altra nonopera e perché affrontare il tema delle opere visive non fotografiche ? Un dipinto per sua stessa natura è pezzo unico. Un dipinto digitale no. Un dipinto che diviene opera unica e irripetibile è scontato, lapalissiano, un dipinto digitale che fa lo stesso no. Quindi l'operazione ha un senso, anche se si rischia di sviluppare un creatore di multipli alla Warhol.
Problemi estetici:
Questo prototipo con autoritratto dimostra che la cosa è fattibile. Ma il disegno di base è roba, robetta, da 10 minuti. Pura scusa per verificare la fattibilità del tutto. L'opera finale ha bisogno di un buon disegno, che sappia camminare con le proprie gambe, che comunichi a prescindere dall'alterazione “genetica” del software. E che sia ben eseguito. Urge quindi un soggetto, un'idea e una buona mano.
Problemi tecnici:
Descrivere a parole certi funzionamenti è semplice. Il disegno è eseguito su diversi livelli, i livelli vengono salvati separatamente e quando si visualizza l'opera ad ogni livello viene apportato un viraggio random. Non è però, purtroppo, altresì banale decidere entro quale range debba operare il viraggio. Su quali parametri debba intervenire l'algoritmo di modificazione e con quale libertà. Per esempio in questo prototipo si agisce sulla tinta e sul contrasto. Producendo colori accesi e grande variabilità di risultati. Ma il contrasto porta anche a antiestetici bordini neri nei punti dove i livelli si sovrappongono. Un secondo prototipo, applicato alla stessa immagine, non agisce sul contrasto restituendo immagini più omogenee ma meno vivaci e variate. Il “fine tuning” parametrico è lavoro certosino, per certi versi noioso, oscuro, ma necessario.
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scritto 14/02/2008 15:58:16
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nonopera
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la buona arte
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Secondo un mio docente universitario,
in una lezione orma tenutasi oltre un decennio fa, una qualsiasi
rivista di moda, come per esempio Vogue, contiene un numero di
immagini pari o maggiore di tutte quelle prodotte nell'intero periodo
del rinascimento italiano. Non ho mai verificato, pallottoliere alla
mano, l'autenticità di tale affermazione. Ne ho però
fatto memoria, cogliendone il senso.
Viviamo in una società che
produce. Tanto, troppo. Come per certe strade fin troppo presenti in
questi dì nei telegiornali accumuliamo sacchi di spazzatura
visiva, immagini, disegni, foto delle vacanze, pubblicità,
messaggi sociali. E ci stiamo avvicinando allo tsunami elettorale,
che inonderà le nostre città, e la nostra rete, di
facce dall'espressione rassicurante ed ebete. In questa marmellata
per gli occhi, in questo continuum panoramico, l'artista deve
chiedersi ogni volta che crea se il mondo ha bisogno di un nuovo
artefatto. Se nell'opera vi sono elementi tali, culturali, estetici,
sociali, emozionali, da giustificarne l'esistenza. Se l'oggetto di
qualcosa di ancora non detto, accenna, accende, illumina, anche di
una luce debole, le menti e i cuori.
Il mondo non ha bisogno di nuove
immagini, ha bisogno di buona arte.
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E fondi loro il Wii...
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Signore perdonami, ho peccato.
Non
tanto, poco, quasi nulla, distrattamente, in buona fede. Ma io,
signore ho PECCATO. Ho gettato il seme della mia arte nel nulla della
rete, mi sono abbandonato alla tentazione, senza vanità, senza
tornaconto. Ho peccato mostrando un mio lavoro, per avvicinare
all'Arte, per far intravedere la LUCE ad un giovane desideroso
d'esprimersi. Ho peccato inserendo una mia creatura, una mia
creazione in un luogo fatto di buio e videogames. Popolato di
tecnocrati che misurano a pollici il mondo: nextgen, 16bit, pixel,
cell shading. Ho peccato, si, per mia colpa, mia grandissima colpa. E
indicando la LUCE al giovane desideroso d'esprimersi, al giovane che
cercava il fertile terreno al qual fare attecchire il seme della sua
poetica mi sono preso, in fronte, nel cuore, in faccia un poco
lusinghiero appellativo: impostore.
Perle ai porci, e malox in gola.
Imputato si alzi in piedi, come si dichiara: “colpevole vostro
onore. Io ho peccato, senza vanità e senza tornaconto, ma io
ho peccato”.
Perché, come mi disse una volta
Giacomo Verde, esiste una contestualità dell'arte. E un
dipinto in un forum di videogames e videogamer è giusto che
sia tacciato d'esser imbroglio, additato come falso, foto manipolata,
foto spenellata, foto filtrata. Ma ti prego, Signore, perdonali,
perché essi non sanno quel che dicono. Ma ti prego, solo una
cosa Signore, ti prego, ti imploro, fai saltare loro le xbox fuori
granzia e fondi loro il wii.
Amen.
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il moderno Caffè degli Artisti
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 ritratto di Martina ( tavoletta grafica - 2008) | |
C'era una volta il Caffè degli
Artisti. Il posto fisico dove incontrarsi, discutere, confrontarsi e
scontrarsi. Scambiarsi opinioni e a volte ceffoni. Oggi, per noi
ragazzi della via bit, il ritrovo conviviale è MSN. Colleghi,
amici, fan e miti. Tutti raggruppati per categorie, liste, nick. In
linea, a pranzo, non al computer, invisibile. Ci si ritrova la sera,
in ciabatte, a parlare di arte, a mostrarsi vicendevolmente gli
ultimi lavori, a commentare le imprese altrui. Magari abitando a 30km
di distanza, e senza essersi mai incrociati di persona.
Basterebbe questo per definirci nerd,
nella declinazione più primordiale. Nerd alla Bill Gates prima
che facesse i soldi, nerd come quanto gli sfigati del PC erano
autentici sfigati e non geek da spennare.
E quando inizia a parlare di
pennellate, e ti riferisci ad un software, capisci che hai intrapreso
una via senza sbocco. Perchè la tavoletta grafica è
bella, stimolante, interfaccia naturale, o quasi, per fare bellearti
pixellate. “Io preferisco la matita di Art Rage 2 a quella di
PhotoShop, mentre le tempere vengono meglio con Painter IX”. E' la
modernità, è il nostro – mio – contesto. E a volte
mi fa rimpiangere la camera oscura, il tavolo luminoso, i pantoni e
il nero di tamma...
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Geometrie della visione
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Geometrie della visione e' un saggio inedito di Gaetano Longo nel quale vengono messi a confronto due linguaggi differenti: quello della pittura e quello del videogioco.
Letto al volo, non mi è parso di aver scorto nulla di illuminante. Ma sicuramente merita una stampata, leggere lunghi testi a video è un supplizzio, e una lettura con la dovuta attenzione.
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